intervista sulle lesioni di puleggia

ROTTURA DI PULEGGIA E DOLORE NEL CLIMBER

 

Uno dei problemi più frequenti in arrampicata

 

INTERVISTA DELL'ARRAMPICATORE IVO BUDA AL DOTT. KELIOS BONETTI

Le mani e le dita in arrampicata giocano un ruolo particolare, confrontabile con attività che richiedono una destrezza manuale specifica, ma con forti sollecitazioni. Il Dott. Kelios Bonetti, scalatore e medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia, esperto in patologia arrampicatoria, da anni cura arrampicatori con infortuni e patologie specifiche legate all'arrampicata.

Ivo: Michelangelo quando era apprendista della bottega del Ghirlandaio disegnava sempre la propria mano all'inizio della giornata lavorativa. I bambini ammirano le proprie mani muoversi e afferrare oggetti; chi da bambino non ha disegnato il profilo della propria mano appoggiata su un foglio? Le nostre mani sono il mezzo ideale per esprimere la nostra creatività. La gestualità fa delle mani un vero e proprio strumento di comunicazione silenziosa. Per gli arrampicatori le mani sono lo strumento per sentire e tenersi sulla roccia, ma sono anche la parte più sollecitata e soggetta a infortuni. Una delle patologie più comuni tra gli arrampicatori sono le lesioni delle pulegge. Kelios, potresti fare un breve richiamo anatomico e spiegare il funzionamento della mano?

Kelios: Quando cerco di spiegare ai miei pazienti cos'è la puleggia e come funziona faccio sempre l'esempio della canna da pesca col mulinello: gli anelli in cui scorre il filo sono le pulegge, l'asta della canna è l'osso e il filo da pesca è il tendine. La funzione delle pulegge è mantenere il tendine vicino all'osso, garantendone una corretta biomeccanica. Quanto al funzionamento della mano la domanda è molto ampia e necessiterebbe di pagine e pagine per rispondere. Se volessimo semplificare al massimo potremmo dire che il muscolo accorciandosi tira i tendini flessori che passano attraverso le pulegge, fino ad inserirsi sulle falangi, che vengono tirate causando la flessione delle articolazioni intermedie.

Ivo: La lesione acuta più frequente sembra che sia proprio la rottura di una puleggia. Quali sono le pulegge più a rischio e perché?

Kelios: Le pulegge più a rischio statisticamente sono le A2 del 3° e 4° dito. Perché queste 2 dita oltre ad essere centrali e quindi più utilizzate, sono più lunghe delle altre e quindi vengono arcuate di più; ciò sottopone ad uno stress maggiore la puleggia A2. Per chiarezza e completezza c'è da dire che spesso, molti praticoni, non avendo mai visto cosa c'è dentro un dito umano, ma essendosi limitati a guardare gli atlanti di anatomia o qualche foto su internet, confondono le lesioni di puleggia con le lesioni dei vincula o dei crux. Inutile dire che i trattamenti per queste 3 patologie sono diversi ed alcune guariscono semplicemente aspettando.

Ivo: Le persone passano metà della loro vita a creare problemi per poi spendere l'altra metà nel cercare di risolverli. Nell'arrampicata non è diverso: gli scalatori sono alla continua ricerca di sfide e spesso portano il loro fisico oltre il limite senza le dovute cautele. Quali sono i principali motivi che portano alla lesione delle pulegge?

Kelios: I motivi principali sono: un aumento troppo rapido del grado nei primi anni raggiunto grazie ad una rapido aumento muscolare senza che il sistema flessorio abbia il tempo di ipertrofizzarsi; le molte infiammazioni lievi non curate a dovere che rendono il sistema flessorio meno resistente ai carichi; la sfortuna, in quanto il motivo principe è che un piede scappa e si tenta di restare appesi ad una tacca sovraccaricando la puleggia. Per questo io invito sempre tutti i gestori a non mettere prese per i piedi smusse, piccole finché si vuole ma nette! Nel 2013 non è accettabile che un climber si rompa una puleggia in allenamento, perché c'era una presa per i piedi smussa. In una palestra sono stato lieto di vedere delle semplici liste di legno di 3 mm ricoperte di carta vetrata fissate con 2 viti, dopo che il gestore si era rotto così una puleggia.

Ivo: Una persona saggia riesce a trarre vantaggio anche dalle situazioni sfortunate, mentre uno sciocco riesce a trasformare addirittura le situazioni più favorevoli in situazioni difficili, pericolose. La roccia questo ce lo ricorda continuamente! Hai detto che l'aumento troppo rapido del grado nei primi anni di arrampicata è una delle principali cause di lesioni, potresti spiegare la tua visione di approccio all'arrampicata come medico, per non rischiare inutili danni?

Kelios: I sistemi attuali di allenamento hanno raggiunto ottimi risultati sulla preparazione muscolare, in meno di un anno un ex calciatore può passare dal 5a di blocco al 7a ovviamente su blocchi molto muscolari e poco tecnici. Però i muscoli devono trasmettere la loro forza creando un momento articolare attraverso una catena cinetica fatta di elementi fibrosi. Tali elementi (giunzioni muscolo-tendinee, tendini, pulegge, entesi) oltre a legamenti e capsule hanno un tempo di adattamento ipertrofico molto più lungo di quello muscolare. Come mettere Caminati ad allenarsi su un trave di marzapane.. che fine pensate possa fare il trave? In pratica il muscolo inizia a scaricare su queste strutture dei carichi eccessivi prima che esse vi si possano adattare. Così durante l'importante fase di adattamento si iniziano già ad avere delle infiammazioni recidivanti e dei microtraumi. Purtroppo molto spesso l'inesperienza porta a confondere tali disturbi patologici con i fisiologici dolori da allenamento muscolare. Per chi arrampica da qualche anno è normale distinguere una ghisata da un problema infiammatorio, ma non è scontato per chi arrampica da poco e ancora non si conosce. Sottovalutare o curare in maniera inadeguata questi problemi equivale a stroncare delle carriere arrampicatorie. Prova ne è che in ogni palestra (specie in quelle ove l'allenamento è anarchico, non seguito da un allenatore) c'è un albo di climber promettenti che dopo un inizio sfolgorante non si sono più fatti vedere.

Ivo: A volte chi subisce un incidente si sente sfortunato. Un improvviso incidente però può anche aprirti la mente, farti vedere le cose da una prospettiva diversa. E naturalmente si possono trarre dei vantaggi dagli incidenti, o almeno delle lezioni di vita. Essendo anche tu uno scalatore immagino, che durante la cura, si crei un'alleanza tra medico e paziente per trovare la strada verso la guarigione delle dita lesionate. Cosa ti da maggiore soddisfazione nel tuo lavoro?

Kelios: Ciò che mi da la maggior soddisfazione è ritrovare in giro per l'Italia i miei pazienti che sono tornati a tirare, quando pensavano ormai di dover smettere. Ovviamente il ritorno non è mai scontato o facile, una volta fatta una diagnosi corretta, bisogna seguire un corretto progetto terapeutico. In genere non basta una pastiglietta o una puntura. Il trattamento per riuscire deve essere integrato; i farmaci o la chirurgia (quando sono necessari) vanno associati a terapie fisiche, manuali, stretching. è indispensabile guidare il climber in una corretta ripresa, spesso è necessaria una modificazione del gesto tecnico o delle elisioni del gesto per salvaguardare la parte che è guarita, ma che ovviamente resta più soggetta a infortuni rispetto a quando era sana.

Ivo: Quali opzioni offri ad una persona che desidera curarsi?

Kelios: Quando un climber viene da me per un problema, non si trova mai davanti ad una sola opzione di trattamento. Perché anche se 2 lesioni sono uguali (cosa rarissima, perché se si va nello specifico è difficile trovare 2 lesioni che si somigliano, come lo è trovare 2 individui che si somigliano) le persone sono diverse e ognuna ha le proprie necessità... c'è chi deve per forza partecipare a delle competizioni, chi ha programmato una vacanza a Kalymnos con una persona speciale, chi deve andare in spedizione, chi proprio non sopporta gli aghi e chi invece non riesce a mandare giù le pastiglie, chi fa un lavoro particolare, chi ha allergie particolari, e anche chi viene per un problema e scopre che il vero problema è un altro.

Scritto da Ivo Buda

LINK ARTICOLO ORIGINALE:

http://www.climb.ivobuda.com/it/blog/42-patologie-arrampicata-mani

 

 

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