fratture di astragalo in arrampicata

LE FRATTURE DI ASTRAGALO IN ARRAMPICATA

 

Una delle fratture più temute dal climber è senz’altro quella dell’astragalo. E’ abbastanza frequente nei traumi ad alta energia, come gli incidenti della strada o le cadute dall’alto, cui spesso noi climber siamo vittime

 

L’astragalo è un osso particolare, poiché essendo in gran parte ricoperto di cartilagine non ha un grosso apporto ematico. Spesso le fratture, specialmente quelle del collo astragalico (vedi figura 1) interrompono l’apporto di sangue. Senza sangue l’osso fatica a formare un buon callo osseo e si trova in deficit di ossigeno e sostanze nutrizie. Quindi rischia di andare incontro a una necrosi asettica, in parole semplici senza nutrimento le cellule dell’osso muoiono. Inoltre bisogna considerare che per la sua posizione è sottoposto a carichi molto importanti che in caso di problemi generano un forte dolore. Il dolore stesso può indurre a non caricare il piede e causare una decalcificazione, che aumenta a sua volta il dolore, instaurando un circolo vizioso di difficile risoluzione. Per tali complicanze molto spesso le fratture dell’astragalo non guariscono come vorremmo lasciando dei problemi soprattutto ad arrampicare ma anche nella vita di tutti i giorni.

Per questo spesso vengo contattato dai climber per gli esiti di queste fratture e la domanda più frequente è “Perchè un mio amico è stato trattato diversamente da me?” la risposta è in verità molto semplice: è difficile trovare due fratture di astragalo uguali. Tale differenza è determinata da diversi fattori: l’energia del trauma, l’angolazione delle forze e la resistenza dell’osso. Tali differenze causano delle fratture con forme diverse, in punti diversi dello stesso osso, con frammentazioni o impattazioni maggiori o minori, diverse lesioni dei legamenti, la presenza o meno di lussazioni, esposizioni etc. Poiché queste differenze generano grande confusione nel climber e a volte nel personale che ha la “sventura” di dover curare un climber che fa domande apparentemente incomprensibili per chi non arrampica tipo: “potrò tornare ad andare in placca? Potrò ancora tallonare? Se vado a Fontainebleau posso arrampicare senza crash?” ho deciso di fare una ricerca per capire come avviene questa frattura, come va curata, come va fatta la ripresa della deambulazione e dell’arrampicata. E soprattutto se dà problemi e quali per tornare ad arrampicare.

la pressione causata dalla caduta trasmessa tra la tibia e il calcagno ha rotto in piu frammenti che si sono scomposti l'astragalo interposto tra tibia e astragalo Ricostruzione 3d della frattura di astragalo

Tac frattura di astragalo, mostra i frammenti dell'osso

Tac in laterale

METODI E RISULTATI Così ho raccolto i dati di 24 pazienti climber che hanno subito 25 fratture di astragalo (uno aveva una frattura a dx e una a sx), indagando il tipo di attività svolta, le modalità dl trauma, il trattamento e la ripresa.

 

I pazienti (il 12% donne) prima del trauma arrampicavano tra il 5b e l’8b (boulder). Al momento del trauma il 37% scalava in falesia, il 37% faceva vie lunghe, il 4% faceva boulder, il 21% non si è fatto male arrampicando, ma l’ho aggiunto per vedere se variasse il livello dopo la ripresa dell’attività arrampicatoria.

 

I meccanismi traumatici sono stati diversi in base alla specialità:

 

• tra i falesisti gli infortuni sono stati: il 44% precipitando a terra, il 22% precipitando su una cengia, il 22% urtando contro la parete rocciosa, poi vari altri meccanismi traumatici meno frequenti.

 

• tra chi faceva vie lunghe gli infortuni sono stati: il 56% urtando contro la parete rocciosa, il 22% precipitando su una cengia, oltre a altri meccanismi traumatici, nessuno precipitando a terra.

 

• tra boulderisti i traumi sono avvenuti tutti cadendo in una fessura tra i materassi. Anche le diagnosi sono state molto varie: il 17% infrazione, il 25%frattura scomposta lieve, il 46% frattura scomposta grave, il 12% esposizone della frattura, il 17% associazione con altre fratture, il 38% associazione con una lussazione (nb la somma delle percentuali è piu di 100 perchè un paziente può aver avuto ad esempio una frattura scomposta grave esposta associata a lussazione ed ad altre fratture). L’eterogeneità delle fratture è facilmente spiegabile con la diversa dinamica del volo e la sua lunghezza. In media di 6 metri ma con un range da 1 metro a 15 metri!

Radiografia fr astragalo

Il trattamento è stato ovviamente diverso per tutti poichè pur essendo rotto lo stesso osso, ogni osso era rotto in modo diverso come mostrano i dati sulle diagnosi. Il 33% è stato trattato solo con un apparecchio gessato, il 12% è stato sottoposto ad una sintesi con fili di Kirshner (dei chiodini in acciaio), il 17% viti con un miniaccesso, il 37% viti con un taglio superiore ai 2 cm.

Radiogradfia frattura di astragalo post-operatoria

La ripresa è stata differente in base alla gravità della frattura ossea e della compromissione dei tessuti molli. Il carico sfiorante è iniziato tra la 1° e la 19° settimana in media alla 9 settimana. Il carico parziale è iniziato tra la 1° e la 20° settimana in media alla 12 settimana. Il carico totale è iniziato tra la 4° e la 20° settimana in media alla 16° settimana. Il gesso e stato rimosso: tra la 1° e la 18° settimana in media alla °6 settimana. Il tutore è stato mantenuto tra le 4 e le 24 settimane in media per 12 settimane. il 50% dei climber ha eseguito terapie fisiche, solo il 25% ne ha tratto benficio

 

Il ritorno all’attività arrampicatoria è avvenuto tra il 1° mese e il 12° mese, in media al 7° mese. Il ritorno ad un buon livello è avvenuto tra il 3° e 1 3 anni dal trauma. Il 37 non è piu tornato ad un buon livello. Mediamente il livello dopo il trauma è diminuito di 1 grado (ad esempio dal 6b al 6a). Nei primi tempi dopo la ripresa il dolore era presente: sempre per il 4%, camminando per il 21%, correndo facendo sport per il 50%, arrampicando per il 8%, dopo gli sforzi per il 54%. Al momento dell’intervista il 71% dei pazienti aveva ancora delle conseguenze dal trauma. Il dolore era classificato come: lieve nel 33%, discreto nel 50%, nessuno aveva un dolore intenso. Il sintomo doloroso era presente: sempre per il 12%, camminando per il 21%, correndo facendo sport per il 12%, arrampicando per il 4%, dopo gli sforzi per il 25%. Nel 67% dei pazienti la mobilità della tibiotarsica infortunata era rimasta ridotta nei confronti di quella sana.

Radiogradia frattura di astragalo

 

DISCUSSIONE:

 

I dati riportati in questo studio mostrano che le conseguenze delle fratture di astragalo sono molto spesso invalidanti: nel 71% dei casi rimane dolore e la mobilità è ridotta nel 67%. Inoltre sembra che queste fratture vadano quasi sempre operate: ben il 66% viene sottoposto a intervento chirurgico, e ovviamente il grado ne risente.

 

Le statistiche però vanno interpretate per coglierne un senso concreto. Come già anticipato non tutte le fratture di astragalo sono uguali, si va dalla frattura banale al disastro. A me, in quanto esperto in patologia arrampicatoria, si rivolgono soprattutto i pazienti con i traumi piu gravi, per la ripresa o per delle complicanze. Quindi possiamo supporre che la gravità media delle fratture sia inferiore includendo tutte quelle semplici che non danno consenguenze.

 

Mediamente il livello dopo il trauma è calato di un grado (ad esempio dal 7b al 7a), ma c’è stato anche chi è tornato a fare lo stesso grado e a classificarsi primo al Melloblocco. Però attenzione a questo dato che potrebbe trarre in inganno. In verità chi ha avuto fratture gravi ha avuto un calo drammatico delle prestazioni, mentre alcuni climber che hanno avuto fratture meno gravi agli inizi hanno poi alzato il grado col passare degli anni, alterando la statistica. Tutti i boulderisti della statistica si sono fatti male cadendo tra i materassi, ma sicuramente anche cadere fuori dai materassi è un buon metodo per romperselo, ma casualmente nessuno di questi ha partecipato allo studio.

 

L’alta percentuale di fratture astragaliche (37%) subite su vie lunghe in montagna potrebbe sorprendere, dato che mediamente in un anno si passa una ridotta percentuale di ore in montagna e i voli sono meno numerosi che in falesia o sui blocchi. Se però si considera la distanza e la tenuta delle protezioni in montagna appare evidente che i voli sono spesso più lunghi (15 metri!), conseguentemente l’energia è maggiore e le fratture più frequenti.

Piede a un mese dall'intervento

CONCLUSIONE:

 

· Allora come avviene questa frattura? La causa è quasi sempre una caduta dall’alto che causa un’impatto del piede contro il suolo/cengia, la parete o tra i materassi. Il tipo di volo e le caratteristiche dell’osso determinano diversi tipi di frattura dello stesso osso.

 

· Come va curata? Il tipo di trattamento dipende dalla diversa tipologia di frattura.nei casi meno gravi solo con un apparecchio gessato, più la frattura è grave e le condizioni cutanee le permettono più gli interventi sono invasivi si va da una sintesi percutanea con fili di Kirshner o viti, ad interventi in cui si devono praticare ampie esposizioni.

 

· Come deve essere la ripresa della deambulazione e dell’arrampicata? Anche in questo caso dipende dal tipo di frattura e quindi dal tipo di trattamento, si va dal poter fare un carico sfiorante dalla prima settimana a non poter caricare per 4 mesi. La ripresa dell’arrampicata dal primo mese a diversi mesi dopo.

 

· Quali problemi da per tornare ad arrampicare? I problemi piu frequenti sono il dolore e la diminuzione della mobilità

 

Per concludere in base a questi dati ribadiamo che le fratture dell’astragalo sono molteplici con cause e gravità differenti, derivando da voli con caratteristiche differenti. Necessitano quindi di trattamenti diversi e molto spesso lasciano dei problemi che possono andare dalla semplice riduzione della mobilità ad un dolore persistente. Nei casi più gravi l’attività arrampicatoria ne può risentire, ma ci sono anche molti casi meno gravi in cui non ci sono conseguenze.

 

 

Dottor Kelios Bonetti, Medico Chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia, esperto in patologia arrampicatoria. Per info e consulti: patologia.arrampicatoria@gmail.com

 

 

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